Caccia alle streghe 2.0: ingenuità e purezza al patibolo

Ci sono molti modi per ridurre l’umanità in schiavitù. Uno di questi, quello che ritengo tra i più beceri, è la legge del divide et impera su cui si fonda gran parte del “giro di fumo” di questa società 2.0. Noto in molte occasioni e in diversi ambienti (reali e virtuali) un preoccupante -almeno per me- crescendo di pubblico ludibrio della purezza di intenti, dell’ingenuità dei sensi, di quella che con un termine desueto si potrebbe definire bontà d’animo.

Penso a discorsi di cui sono stata testimone riguardo il prestare opera di volontariato nelle zone terremotate. Con una gamma di frasi fatte e demagogia da supermercato che va dal “Chi te lo fa fare? Non ci guadagni nulla né in gloria né, tanto meno, in pecunia!” a “Vai Vai! Non si sa mai che ti svegli fuori e smetti di fare il buon samaritano!”.

Penso alle famiglie derise e condannate delle donne che sono morte per non essersi sottoposte alla chemioterapia. Anche qui, la gamma delle opinioni delle bande di tuttologi che si aggirano tra il web, i bar e i salons de beauté è davvero vasta e così intrisa di cattiveria che se fosse un insieme di spugne, strizzandole, ci si potrebbe formare l’ennesimo lago d’Italia. “Sprovedduti!”, “Poveri pirla!”, “Idioti assassini!”. E via con la giostra degli epiteti gratuiti. Non un pensiero formulato sulla base di un approfondimento, un’opinione propria, un minuto speso per comprendere meglio. Nulla.

Penso alle infinite e sterili diatribe tra vegani e onnivori, “ingenuo tu!”, “no, assassino tu”, “no, fanatico tu!”, “no, distruttore dell’ambiente tu!”. Una gragnuola di contumelie da far vergognare anche il più scaltro e vissuto tra i cro-magnon.

Penso a chi pratica discipline orientali e arti marziali di varia natura. Se si torce un piede salendo le scale o si blocca con il colpo della strega per aver sollevato male la cassetta dell’acqua, vede spuntar fuori da ogni dove tutti i detrattori pigri appostati dietro il primo angolo ad aspettare solo quello per poter dare la stura a tutto il repertorio di freddure e spiritosaggini catalogate in anni di attesa. “Ma tu non eri quello elastico, agile e sempre presente?”, “Mi pare che tutti questi anni di om e kata non ti abbiano fatto tutto sto bene che vai predicando!”

Penso a chi cerca di evitare di ricorrere costantemente ai farmaci per curarsi, optando per uno stile di vita più sano, dedito alla prevenzione o alle medicine complementari, dall’omeopatia all’agopuntura, dalla fitoterapia all’ayurveda. “Tutte balle!” è la sentenza meno offensiva. “Beato te che ci credi” già suona come un monito. “Ma come fai a farti prendere per i fondelli in questo modo proprio tu che sei così intelligente?” assomiglia invece a una specie di rivalsa.

Penso a chi, pur non risultando “scientificamente allergico” a glutini, lattosii e vari ed eventuali, sceglie di evitarli e, pur traendone beneficio, viene additato come “quello che non mangia nulla” (se evita  carni rosse, pizze, paste e pani vari) o “quello che si nutre come le galline” (se opta per il miglio) o, ancora, “quello che quando lo inviti a cena, che stress!, gli dai da mangiare tre gallette di riso mollicce e gommose con sopra un po’ di crema di ceci in scatola perché se faccio la grigliata cosa gli do?”

Non c’è l’esperienza, eppure se ne parla come se si sapesse già tutto. Puntare il dito, per sparare proiettili di insulti, di parole che sono pallottole e feriscono come pallottole, è lo sport preferito di molta umanità, da sempre a questa parte.

Con una grande differenza tra il sempre di tanto tempo fa e… questa parte. Tempo fa, si puntava il dito di carne, ossa e cartillagini, il dito vero. Ci si metteva la faccia in quel dito. Oggi si punta il web-dito, l’I-dito, l’app-dito, nascondendo la faccia propria ma unendosi a schiere di dita senza facce che sparano pallottole a caso, ferendo o uccidendo. Perché anche questo accade nella caccia alle streghe del millennio III. E penso a quei ragazzi derisi dai coetanei senza faccia ma con troppe dita, che si tolgono la vita per l’unica colpa di essere nati con un animo integro, puro, semplice, pulito, trasparente, ingenuo.

Non so cosa si possa fare nei grandi numeri. So cosa posso fare io per non cadere nella trappola dei puntatori di dita e rispondere con la stessa arma. Non mi interessa far tornare le pallottole al mittente. Mi sottraggo alla guerra. Uso le mie dita per una carezza non richiesta, per una coccola immotivata,  per tenere una mano stanca o delusa, per giocare con la sabbia, suonare il pianoforte, disegnare, dipingere, scrivere storie, poesie, amare.

Se uno alla volta ci si sottraesse dalle battaglie in cui siamo stati chiamati in causa ma che non ci appartengono o non abbiamo cominciato noi, forse l’ingenuità dei sensi ci coglierebbe di sorpresa e potremmo tornare a osservare tutto senza avere voglia di distruggerlo solo perché non siamo d’accordo, non è nostro o non ci piace.

 

 

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