Crescita bimbi: evoluzione del linguaggio

baby 3Le fasi dello sviluppo del linguaggio nel bambino rappresentano tappe importanti nella sua evoluzione. L’importante è non forzare e lasciare che si esprima con i suoi tempi.

I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali per lo sviluppo, si sa. L’integrazione e l’acquisizione di tutte quelle componenti linguistiche, cognitive, motorie, comunicative, affettive che sono necessarie per uno sviluppo del linguaggio armonico e funzionale si alternano a gran velocità dinanzi allo sguardo dei genitori.
Ma come fanno i bambini ad apprendere il linguaggio?

In primo luogo, va sottolineato che parlare è un’attività naturale che si sviluppa gradualmente e in modo individuale in ogni bambino, seguendo tappe di sviluppo concatenate. Vi riportiamo in questo articolo le fasi principali e universali che il bambino affronta dalla nascita ai 3 anni di vita, ma non perdiamo di vista che si tratta di date indicative e schematiche. Lo sviluppo armonico è più un fluire da una competenza acquisita ad un altra e ogni individuo lo elabora a modo suo, in base al suo mondo interiore e all’ambiente nel quale è immerso.
Nel primo mese di vita, il bambino inizia a reagire a rumori e voci, ma la vera prima forma di comunicazione non verbale è il pianto, che serve a manifestare disagi e bisogni fisiologici.
Intorno al terzo mese emerge il sorriso sociale , con il quale esprime piacere e benessere, comincia a orientare la testa verso una fonte sonora e ad emettere i primi versetti.
Con il quarto mese, si consolida il sorriso sociale come aspetto comunicativo e non più semplice riflesso, iniziano anche a maturare i primi vocalizzi.
Dal sesto mese, compare la lallazione canonica: sono le prime emissioni vocali articolate, caratterizzate dalla sequenza consonante-vocale e ripetute più volte (bababa- lalalala- gagagaga), che diventerà più complessa, fino a trasformarsi in lallazione variata (sillabe ripetute con consonanti diverse).
Non si può però parlare di vera e propria intenzionalità comunicativa fino alla comparsa delle prime parole, -tra i 9 e i 13 mesi- associate allo sviluppo dell’attenzione condivisa e alla capacità di indicare per chiedere. In questo periodo, comincia a sperimentare anche la comprensione del linguaggio e delle prime parole, che crescerà in maniera esponenziale nei mesi successivi.
Dopo il primo anno di vita, il bambino utilizza sempre più il linguaggio in maniera intenzionale per chiedere o condividere un interesse e il suo vocabolario lessicale comincia ad ampliarsi, tanto che usa la parola (o un’intera frase) per esprime i suoi bisogni e comunicare con l’adulto.
Tra i 18 e i 20 mesi, combina più parole e inizia a ripetere le parole che sente.
Successivamente, tra il ventesimo mese e i due anni, avviene l’ esplosione del vocabolario e si delineano prosodia e intonazione, mentre dal 24esimo mese in poi compaiono frasi sempre più articolate e complete e il bambino si mostra sempre più curioso di conoscere parole nuove.
Dai 30 a 36 mesi, inizia ad articolare suoni più complessi e ad ampliare sempre più la strutturazione frasale.

leggere ai bimbiConsigli utili
Per una corretta stimolazione del linguaggio, è più indicato incentivare il bambino all’ascolto piuttosto che alla produzione di parole, così da fornire un modello corretto e incrementare la sua capacità di attenzione condivisa. In questo frangente, i libri risultano preziosi alleati per favorire l’apprendimento di parole nuove in modo positivo e divertente.
Altrettanto importante è fornire sempre stimoli corretti ed essere un buon modello, parlare lentamente e in modo chiaro: usa le attività quotidiane per stimolare il vocabolario del tuo bambino, impara insieme a lui canzoni e filastrocche.
Dopo anni di esperienza nel settore, ho appurato che la cosa principale per favorire un corretto linguaggio, in una situazione fisiologica, è sviluppare sempre più la capacità di osservare ed essere presenti a noi stessi e all’esperienza – o attività- che stiamo condividendo con il nostro bambino, cercando di imparare quell’innata arte del saper attendere, senza forzature, e di assecondare e dirigere il bambino nella via dell’espressione linguistica, nella conoscenza e manifestazione del suo mondo interiore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *