I file della paura: riconoscerli e sostituirli

Polaroid-Photo-FramesI file della paura: riconoscerli e sostituirli

Dove vive la paura? Quali sono i meccanismi che la generano? Quali sono i pensieri che ci fanno provare ansia e paura?

Spesso non riusciamo a superare le nostre paure, a destreggiarci nei momenti di ansia, per esempio riguardo a una specifica condizione fisica o a un sintomo particolare  che ci preoccupa oppure a determinati eventi della vita. In realtà, siamo che sei in buona compagnia. Ansia e paura sono emozioni che accomunano qualsiasi essere vivente, ma soprattutto coloro che devono affrontare sfide personali che richiedono molto tempo, che riguardino questioni legate alla salute o a situazioni che ci riguardano più in generale, come lavoro, separazioni, trasferimenti.

Le domande più frequenti che sorgono quasi spontaneamente, quando ci si confronta con u amico o un professionista che potrebbe aiutarci, hanno spesso a che fare con il paragone, ossia: “Se tu fossi nelle mie condizioni cosa faresti? A cosa penseresti? Come posso andare oltre la paura che le cose possano peggiorare ulteriormente?” In realtà, ciò che farei io non è mai ciò che farebbe la mia più cara amica o il mio compango o il mio psicoterapeuta. Siamo diversi e diverse sono le interpretazioni che diamo agli eventi, diverse le intensità di ansia e paura, diverse le cose della vita che generano ansia. Quindi, di fronte a un licenziamento, alcuni reagirebbero rimettendosi immediatamente in moto per cercare un nuovo lavoro, a spada tratta, come un cavaliere senza macchia e senza paura, altri invece si farebbero divorare dalla sofferenza e dalla paura di restare degli esodati a vita.

Poi ci sono le paure che non ci abbandonano mai, quelle che diventano croniche e che, in genere, viaggiano a braccetto con l’ansia. Quelle che ci divorano da dentro e diventano estremamente dannose per il nostro equilibrio, sia esso mentale, che emotivo o fisico. Se vogliamo andare oltre queste paure, liberarci dal giogo dell’ansia costante, è necessario che cominciamo realmente e onestamente a impegnarci per conquistare una maggiore consapevolezza di cosa siamo noi e cosa siano le paure e, attraverso questa “realizzazione”, ci dedichiamo a un lavoro su noi stessi che ci permetta di fare “materialmente” l’esperienza della calma, della quiete e, perché no, della gioia. Sono davvero tante le persone che, in modo del tutto inconsapevole, permettono all’ansia e alla paura di dirigere le loro vite, ne sono talmente permeati da non riuscire a comprendere quanto possano essere dannose per loro stessi ma anche per chi vive intorno a loro.

Il più delle volte non si hanno i mezzi, gli strumenti, le capacità di cercare una via d’uscita. In realtà, per superare e trasformare le ansie e le paure, anche se croniche, è necessario comprendere da dove scaturisce questo genere di emozioni. Al di là degli aspetti legati agli eventi della vita, agli ambienti in cui siamo cresciuti e in cui viviamo o lavoriamo, le emozioni prendono vita nel sistema nervoso centrale: si tratta infatti di memorie, “impressioni” che sono custodite in specifiche regioni del cervello, in particolar modo in tre regioni particolari:

  • cervelletto (si torva nella parte posteriore, nella fossa cranica)
  • gangli della base (situati all’inerno dell’encefalo)
  • amigdala (una sorta di lampadina appesa al lobo temporale mediale)

Le memorie collegate alla paura e all’ansia, che sono letteralmemnte archiviate in queste parti del cervello, possono essere sollecitate (e dunque innescate) da una serie di stimoli che producono ansie e paure (anche se di piccola entità) nella vita di ogni giorno, nel momento stesso in cui li viviamo. Il corpo è concepito anche per archiviare e richiamare in questo modo le memorie emozionali per questioni legate all’istinto di sopravvivenza. Facciamo un esempio: se all’improvviso in casa nostra divampasse un incendio, lo stimolo prodotto dalla vista del fuoco innescherebbe la memoria emozionale della paura (archiviata a livello dell’amigdala) che in questo caso risulterebbe essere un’ottima strategia, perché  ci renderebbe in grado all’istante di salvarci la vita. Il problema, semmai, è che queste emozioni vengono sollecitate più spesso da stimoli che non presentano alcun pericolo immenente per la nostra vita ma che invece si nutrono delle nostre risorse interiori, attentando al nostro benessere, al nostro equilibrio e alimentando invece disarmonie e squilibri. Più a lungo, dunque, ci lasciamo saccheggiare dall’ansia e dalla paura, e peggiore risulterà la qualità del nostro equilibrio, della vitalità insita in ciascuno di noi.

Vi sono diversi modi per lavorare su queste emozioni. Uno di questi può essere creare memorie che riescano a sopraffare e trasformare quelle già impresse nel sistema nervoso centrale e che sono responsabili della percezione distorta di ansia e paura. Certo, non si tratta di una sfida facile, dato che le impressioni archiviate sono profondamente radicate tra le connessioni elettriche e chimiche che hanno luogo tra i trilioni di superfici interattive esistenti tra i bilioni di cellule nervose di cui è composto il cervello. Per darvi un’idea della profondità e della complessità di ciò di cui stiamo parlando, proviamo a considerare quanto segue:

  • un personal computer si avvale in media di 100 billioni di bytes, ossia 100 GigaBytes per funzionare
  • il nostro cervello contiene fino a 1000 trilioni di sinapsi.

In un articolo sulla memoria, pubblicato nel 2007 dal National Geographic, si legge più o meno così: “La memoria è uno schema archiviato di connesisoni tra i neuroni e il cervello. Esistono circa cento bilioni di questi neuroni, ciascuno dei quali è in grado di effettuare all’incirca tra le cinquemila e le diecimila connessioni sinaptiche con altri neuroni, il che dà un totale di circa 500 mila trilioni fino a mille trilioni di sinapsi di media in un cervello adulto. Per fare un termine di paragone, vi sono circa 32 trilioni di bytes di informazioni nell’intera collezione stampa libreria del Congresso [degli Stati Uniti, ndr]. Ogni sensazione che ricordiamo, ogni pensiero che formuliamo altera queste connessioni all’interno di questo vasta rete. Le sinapsi vengono rinforzate, indebolite o create ex novo. La nostra sostanza fisica muta. A dirla tutta, cambia costantemente, in ogni istante, anche mentre dormiamo”.

Dunque, per creare memorie sufficientemente potenti, in grado di liberarci da uno stato emotivo di ansia e paura, è necessario un lavoro duro e costante da parte nostra ed è altrettanto necessario che impariamo a essere consapevoli dei pensieri che scegliamo in ogni singolo istante in cui ciò accade, poiché i pensieri che scegliamo sono quelli che danno forma alle nostre credenze e alle nuove memorie che adranno a formare all’interno del nostro cervello. Se siamo scettici in merito a quale e quanto potere abbiamo nel superare le nostre paure, attraverso i pensieri che scegliamo e le credenze che adottiamo, allora ci può essere d’aiuto la storia di Roger Bannister, il primo uomo a correre il miglio in meno di 4 minuti.

Prima che Bannister rompesse la barriera dei 4 minuti, si pensava che non fosse fisicamente possibile per un essere umano scendere sotto i 4 minuti per percorrere un miglio di corsa. Durante le sessioni di allenamento, Bannister visualizzava ripetutamente se stesso correre un miglio in meno di 4 minuti. Lo fece così spesso, che in alcuni momenti era convinto che l’evento fosse realmente accaduto. In sostanza, la sua immaginazione era andata oltre il confine della sua percezione della realtà. In altri termini, Bannister aveva creato memorie emozionali incredibilmente potenti in funzione del suo desiderio. In poche parole, Bannister ruppe la barriera dei 4 minuti perché lo aveva creduto possibile. Ma l’aspetto più affascinante di questa storia è che questo stesso record fu superato ben ventisei volte nell’anno successivo e, come molti appassionati sanno, negli anni a venire fu superato migliaia di volte.

Col senno di poi, possiamo affermare che Roger Bannister non solo ruppe la barriera dei 4 minuti, ma frantumò anche la credenza collettiva che un essere umano non sarebbe potuto scendere sotto i 4 minuti correndo il miglio. Quando altri si resero conto che avrebbero potuto fare lo stesso, cominciarono a crederci e questo pensiero “nuovo” permise anche a loro di realizzare la loro credenza.

Tra le pratiche utili alla consapevolezza e alla creazione di memorie “scacciapaura”, possiamo annoverare la mindfulness, la meditazione attraverso l’uso dei mantra, le tecniche di Yoga Nidra, le visualizzazioni guidate. La cosa fondamentale è permettersi di dedicare del tempo, anche davvero poco, ogni giorno, a questo lavoro. Occorre tenacia, la stessa che mettiamo nel crearci tutta una serie di impressioni, e dunque di memorie, che ci fanno soffrire. I risultati arrivano, ma dobbiamo essere in grado di avere pazienza con noi stessi, smettere di chiederci di recitare il ruolo di supermen e wonder women, e tenere sempre bene a mente che lo scopo è di creare memorie potenti all’interno del sistema nervoso, che siano in grado di sopraffare e forse anche rimpiazzare quelle impressioni pre-esistenti che sono la fonte delle nostre attuali ansie e paure. Occorre ripetere e ripetere, con costanza e fiducia, sapendo che ogni qualvolta visualizziamo consapevolmente ciò che desideriamo, stiamo letteralmente incidendo sentieri sinaptici nei centri di memoria emozionale che un giorno saranno così evidenti da permetterci di esperire la calma, la gioia e la pace su base assolutamente reale.


 

In pratica:

Ogni giorno, dedica 5 minuti d’orologio a costruire una memoria appagante, di pace, calma, gioia. Appena sveglio, resta sdraiato e esercitati mentalmente a costruire una situazione che ti regali queste sensazioni. All’inizio potrai immaginare situazioni semplici, come bere un tè in compagnia di qualcuno che ami, o ricollegare la memoria a una sensazione generata da un momento bello della tua vita, lasciando che quella sensazione torni a essere presente non solo nella mente ma anche nelle percezioni corporee. Richiama il piacere di quel momento e lasciati avvolgere. Se fai fatica a immaginare, prova con una musica che ti rilassi, che ti aiuti a lasciar andare il pensiero. Immagina di poter letteralmente imprimere questa immagine sul sentiero formato da un neurotrasmettitore come su di una pellicola, come accade per una polaroid. Per stare più tranquillo, punta la sveglia, così non dovrai pensare al tempo che passa e riuscirai a rilassarti di più. Se ancora fosse difficile lasciarti andare, allora registra con la tua voce un breve rilassamento guidato in cui ti dedichi alla creazione di un pensiero per te utile e poi ascoltalo ogni giorno. Una volta terminati i 5 minuti, sotto la doccia o lavandoti il viso, immagina di vedere via via sbiadire sempre più una vecchia credenza, una memoria antica che sai che ti genera ansie e paure, proprio come le vecchie polaroid che, col passare del tempo, sbiadiscono fino a scomparire del tutto.

 

 

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