Star bene? È una tua responsabilità

PIN_White_Horse_15544Vuoi stare bene?

Assumiti la responsabilità.

 

Secondo molte culture e filosofie, anche molto vicino alla nostra, star bene, e più in generale il benessere, è qualcosa che va costantemente ricercato e nutrito. Ma dove? E come?

Ricercare uno stato di benessere e la sensazione di vitalità a cui tutti aspiriamo non può che essere un impegno del tutto personale, non delegabile. Imparare ad ascoltarsi, questo è senza dubbio il punto di partenza da cui non si può prescindere. Se non mi ascolto, sarò sempre preda inconsapevole e vittima predestinata di qualsiasi evento. Se, al contrario, imparo ad ascoltarmi, col passare del tempo sarò in grado di indirizzare il mio stile di vita in funzione di ciò che sento.

Ascoltarsi significa dedicarsi del tempo. Prima.

Prima di cosa? Di essere costretti a farlo, chiamando in causa terapeuti e specialisti di varia estrazione e orientamento. Prima significa costruire mattone dopo mattone il proprio benessere e allenare la vitalità innata di ciascuno di noi a “rispondere” prontamente ai nostri stimoli.

Ci si allena all’ascolto, appunto, prendendosi del tempo, “rubandolo” a tutto il resto, a tutto ciò che non è ascolto di noi. Sì, certo, anche al lavoro, alla famiglia e agli amici. E senza sensi di colpa.

La questione è molto semplice. Se io sto bene, mi sento in forze, pieno di energie, desideroso di fare, tutto ciò che mi ruota intorno avrà lo stesso “colore”. Al contrario, se “non mi sento bene” tutto sembrerà difficile, lento, pesante, noioso e chi mi circonda, non solo vivirà di riflesso questi miei stati d’animo, ma faticherà a comprenderli. Perché il “quadro della vita” che vedo io è senza dubbio, nell’insieme, uguale a quello che vedi tu, ma altrettanto innegabilmente avrà sfumature diverse. E se queste sfumature ci danno fastidio, ci procurano sofferenza o dolore, gli altri non possono aiutarci perché non le vedono. Non sanno di cosa si tratta.

Per essere più chiari: ogni volta che mangi la peperonata di nonna a cena, soffri di acidità di stomaco, di reflusso e dolori lancinanti allo stomaco tutta la notte. Ti aggiri per casa in cerca di un antiacido, di un digestivo, di un antireflusso, di una camomilla o di qualsiasi cosa che ti aiuti a star meglio. Nel farlo, brontoli, ti casca il cucchiaino, inciampi nella gamba del tavolo e brontoli ancora. Familiari o amici che hanno la fortuna di condividere casa con te, si svegliano per il baccano. Si straniscono e ti mandano al diavolo. Tu ci resti male perché non ti capiscono. “Che ne sanno loro di come mi sento io? Loro non ce li hanno i problemi di digestione!”.

In effetti, non lo possono sapere. Loro hanno una digestione perfetta e possono mangiare tutto quello che vogliono. O, forse, hanno deciso di rinunciare alla peperonata a cena, dopo essersi ascoltati. Non vedono le tue sfumature perché vedono le loro. E non è egoismo. È normale.

Ora, forse, anziché soffrire così tanto sia fisicamente che emotivamente, sarebbe più opportuno per il benessere di tutti, nostro in primo luogo, smettere di mangiare la peperonata di nonna a cena. Anche se è molto buona. Questo significa ascoltarsi. Significa prendersi la briga di sapere chi siamo, cosa è buono per noi e cosa non lo è. Questo, prima di tutto. E poi, volendo, possiamo mettere in campo tutta una serie di altre azioni, pratiche e tecniche per scoprire cosa innesca la cattiva digestione. Si va dalle infinite tecniche di meditazione al semplice sedersi sotto un albero, su una panchina nel parco, sul divano di casa con un po’ di musica e osservare. Cosa c’è? Cosa senti? Dove vanno i pensieri? Che immagini arrivano alla tua attenzione?

Riprendi nelle tue mani la possibilità di stare meglio, di sentirti meglio. Accetta di assumerti la responsabilità del tuo benessere e dell’attivazione della tua vitalità e di tutte le altre risorse innate. Delegare è comodo, apparentemente più facile e veloce ma i risultati che puoi ottenere tu (e soltanto tu) sono di gran lunga più efficaci e duraturi. Perché solo tu abiti il tuo corpo e la tua mente.

Con ciò, se il problema di cattiva digestione persiste e peggiora, forse è meglio confrontarsi con il medico di famiglia e poi decidere che fare.

Ma, senza voler fare della psicologia da supermercato, forse più che la peperonata di nonna, fatichiamo a digerire qualcosa o qualcuno e fingiamo di no?

Ecco, appunto. Impariamo ad ascoltarci. Prima.

 

 

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