Fare e non fare: evitare i sensi di colpa

brainstormEsiste un momento per fare e uno per progettare. Entrambi hanno una loro collocazione temporale, una loro ragion d’essere nella nostra scansione operativa quotidiana.

Nella progettazione di un cambiamento esistono diverse fasi: l’idea iniziale, caratterizzata spesso dall’impulso emotivo, a cui segue una fase di progettazione, quindi una di valutazione e poi una di messa in pratica.

Molto spesso chi si trova nelle prime tre fasi, soprattutto se deve collaborare con altri, può soffrire di sensi di colpa, in quanto il risultato pratico ancora non da mostra di sé. Questo è da evitare: si tratta di un sottoprodotto emotivo delle più errate convinzioni social-produttive dei nostri tempi, quelle per cui se non fai allora non esisti.

Progettare è a tutti gli effetti una delle fasi del “fare”. Occorre farsene una ragione e realizzare questo fattore. A tutti gli effetti, specialmente in una società come la nostra, complessa e regolata da possibilità di interazione spesso difficili da valutare nel loro insieme, la progettazione è forse il punto cruciale di un nuovo progetto. Gli aggiustamenti in corso d’opera, per quanto irrinunciabili, possono riguardare parti anche importanti di un’idea, ma mai la struttura di fondo.

Quindi è in realtà essenziale una grande lucidità di pensiero proprio nelle prime fasi, mentre nelle seguenti occorre la più grande fiducia in quello che si è progettato, insieme ad una consistente sensibilità per cogliere tempestivamente eventuali segni di errore o di inadeguatezza del piano originario.

mindmapping-for-project-planning2Ma soprattutto non bisogna farsi prendere dal senso di colpa perché “non si sta facendo nulla di concreto”. Noi non siamo quello che facciamo. Siamo noi. I nostri atti sono il prodotto delle nostre idee, convinzioni e strategie, ma non corrispondono alla nostra essenza, per quanto cari ci siano.

Quindi bando alle paure e ai sensi di colpa. Dobbiamo essere franchi con noi stessi e con coloro che collaborano con noi e mettere in cantiere il giusto tempo da dedicare alla progettazione, alla valutazione ed all’elucubrazione di un’idea, senza pretendere che da essa conseguano dei risultati ancora prima di averla realizzata.

Sono due qualità di energia diverse che entrano in gioco. Nel primo tempo, quello dell’ideazione e progettazione, vi è tutto un baluginare di idee, che interagiscono con la morale e l’idealità del gruppo di lavoro (o del progettista se questi è singolo). È il momento creativo, il periodo in cui bisogna dare spazio ai sogni e alle temerarietà.

Una volta arrivati alla fase effettiva, allora l’energia deve cambiare. Bisogna mettere in campo l’energia del fare, quella concentrazione relativa agli aspetti pratici che non lascia spazio più di tanto all’inventiva in senso lato mentre è pronta a chiamare in causa tutta l’elasticità mentale necessaria ad affrontare difficoltà e contrattempi.

Il senso di colpa causato dal “non produrre” deve essere sempre tenuto a bada poiché tende a presentarsi sempre nei momenti meno opportuni, rischiando di alterare il fluire delle idee o degli atti e inficiando così l’eventuale risultato.

Due fasi quindi, due aspetti diversi della vita che potremmo definire “ascendente” e “discendente”. Nella prima si ascende idealmente con le nostre aspirazioni, la nostra volontà, entusiasmo ed energia. Nella seconda, si discende nella materia dal mondo delle idee, portando con eguale energia e coraggio a realizzazione il nostro progetto.

Nessuno spazio per i sensi di colpa e tanto meno per le recriminazioni; in una parola: determinazione.

In pratica.

Quando iniziamo ad avere un’idea, ascoltiamo sempre con molta attenzione quello che ci accade emotivamente: il crescere dell’entusiasmo, la voglia di fare e via di seguito. Facciamo attenzione anche al tempo. Pur con elasticità, fissiamo un periodo preciso in giorni da dedicare all’ideazione. Diamoci una “deadline” oltre la quale passeremo alla realizzazione pratica. In questo modo il senso di colpa non potrà trovare facile appiglio perchè abbiamo già deciso, anche se approssimativamente, il momento in cui passeremo all’azione.

In più, ogni qualvolta ci viene da pensare che stiamo perdendo del tempo rispetto agli atti pratici relativi alla nostra idea, non agiamo sulla nostra psiche in modo violento. Semplicemente analizziamo il percorso fatto fino a quel punto e determiniamo se davvero stiamo perdendo del tempo o se invece stiamo semplicemente dando del tempo a noi stessi per elaborare correttamente le azioni successive. Non diamo spazio gratuito né al senso di colpa né all’estrema fiducia, ma valutiamo serenamente ciò che abbiamo compiuto e ciò che ancora abbiamo da svolgere.

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