Vivere secondo Feng Shui

Perché il Feng Shui si occupa di analizzare l’ambiente?

Pensiamo ad alcuni dei momenti più felici della nostra vita: non è forse vero che la presenza di un ambiente all’altezza della situazione è stata parte della bellezza stessa del momento?

E perché, quando vogliamo fare colpo su qualcuno, lo portiamo nel migliore ristorante della città, intendendo con migliore non soltanto quello che offre il menù più gustoso, ma anche quello che fornisce l’atmosfera più adatta all’incontro, in termini di arredo, di luci, di colori, di odori e di suoni?

Perché ci sforziamo di cercare scenari suggestivi se vogliamo chiedere al nostro innamorato di sposarci?

E perché ancora per Natale – o per altre festività – addobbiamo la nostra casa creando atmosfere particolari, emotivamente accattivanti, che scatenino in noi tutta una serie di emozioni, ricordi, immagini evocative?001.Parigi

Se l’ambiente non esercitasse su di noi un potere continuo e invisibile che ci tocca, ci trasforma, ci influenza, non presteremmo certamente tutta questa attenzione a ciò che ci circonda.

Chiediamoci ora: se un ambiente in cui ci troviamo a stare per poche ore o per pochi giorni ha la capacità di influire sulle nostre condizioni psichiche, sulle nostre percezioni, sul nostro “essere a nostro agio” o meno, cosa può allora mai fare sulla nostra condizione psicofisica l’ambiente in cui viviamo quotidianamente?

Sfortunatamente, sempre più spesso si pensa che per trovare atmosfere positive si debba uscire di casa. La nostra abitazione ormai fa talmente parte di noi, ne siamo abituati a tal punto che quasi non la vediamo più, attratti come siamo da tutto ciò che è nuovo ed esterno.

Non si deve però commettere l’errore di pensare che questa abitudine di vivere sempre in un determinato ambiente ci salvi dalle sue influenze.

Sarebbe come a dire che, se da turisti l’Empire State Building ci colpisce moltissimo con la sua altezza, tanto da farci camminare col naso all’insù e da farci sentire piccoli, questo non influenzi affatto un newyorkese che quotidianamente passeggia ai suoi piedi. E’ esattamente il contrario.

La differenza sta solo nel fatto che, in quanto turisti, abbiamo tutti i sensi attivati nel percepire l’enormità dell’edificio, siamo consapevoli di quello che stiamo guardando e di come ci fa sentire, mentre come cittadini abituali, siamo razionalmente assuefatti alla sua presenza ingombrante.

Però, il fatto che la nostra parte razionale, vigile, conscia, in qualche modo si spenga e non venga più colpita da alcuni particolari dello spazio circostante, non significa che non ne venga più colpita anche la parte inconscia, irrazionale. Questa, proprio perché non ha filtri, in realtà continua a funzionare.

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Insomma, se anche la parte razionale si abitua ad essere sollecitata dallo stimolo del grattacielo e si concentra – ad esempio – sull’evitare gli altri passanti sul marciapiede, lo stesso non si può dire di quella irrazionale e inconsapevole, la quale continua a venirne in qualche modo scombussolata, toccata, emozionata, anche se noi non ce ne accorgiamo perché non siamo abituati a darle retta.

Il punto è proprio questo: noi non siamo più capaci di indagare questa parte viscerale, profonda, a volte apparentemente illogica. Crediamo ingenuamente che ciò che il cervello non registra più, non venga più registrato nemmeno da altre parti di noi e del nostro corpo. Ma non è così.

Ecco perché si può dire che, per il Feng Shui, dovremmo sempre osservare il mondo attorno a noi con gli occhi emotivi e sensibili del turista.

 Chiara Merlin

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